LA PASSIONE

LA VIA CRUCIS DI MARIO LUZI

“C’è nel tempo qualcosa che m’affligge, 

il tempo è degli umani, per loro lo hai creato,

 a loro hai dato di crearne, di inaugurare epoche, di chiuderle.

Il tempo lo conosci, ma non lo condividi.

Io dal fondo del tempo ti dico: la tristezza

del tempo è forte nell’uomo, invincibile.”

IL READING

  Nel 1999, il poeta Mario Luzi ricevette l’invito da parte del “papa-teatrante” Giovanni Paolo II a comporre i versi per la Via Crucis al Colosseo (il testo sarà interpretato, il Venerdì Santo del 1999, da Lucilla Morlacchi e Sandro Lombardi).

   Anni prolifici per il Luzi drammaturgo che, tuttavia, solo in questa circostanza ci pare tentato di instaurare fino in fondo quella dimensione tragica che aveva combattuto la battaglia per la sopravvivenza nelle opere precedenti.

  Per la prima volta in un dramma luziano s’intravvede, infatti, il manifestarsi del rischio concreto dell’irreparabilità, dello scontro tra forze assolute, tra bene e male, vita e morte. Il dramma a stazioni si configura come un ininterrotto monologo di Gesù, unico agonista.

   Ma il monologo, moderno esito della coralità, è pure sintesi di voci, verso le quali si proietta il Cristo luziano, votato a spingersi e aprirsi all’altro, agli amici e ai nemici, agli uomini e alle creature al regno animale e vegetale: di tutti vuol farsi carico, di tutti si fa risuonatore.

  Se per dichiarazione d’autore il poemetto drammatico è espressione di un cammino mortale verso la Resurrezione, questo itinerario solo in ultimo risulta illuminato dalla speranza suprema, essendo privo, lungo la maggior parte del suo corso, della luce che altre volte ha invece contraddistinto il peregrinare esistenziale dei personaggi luziani.

   Il conflitto tra opposte tensioni non è annacquato e sbiadito dalla “contemporanea” perdita di valore assoluto di bene e male; al contrario, lo scontro tra forze ataviche è naturalmente esibito e chiarificato in quella che ci appare essere, quasi per il suo intero svolgimento, l’unica tragedia propriamente detta del teatro luziano.

Laura Piazza

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